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"Il castello e le pastoce" Jolanda Barbieri
per ascoltare il racconto...
voce narrante Jolanda Barbieri

Si chiamava Gioachi ed era un pastucer, ovvero un raccontastorie che si esibiva nelle cascine: sull'aia in estate, nelle stalle in inverno.
Ossuto, con gli occhi spiritati, quando arrivava in stalla, nelle fredde sere d'inverno, era una festa.
La serata non sarebbe stata scandita solo da rosari, ciaculatorie e pater noster…
Quella sera ci saremmo divertite!
"Lui ne sapeva una più del diavolo" diceva zia Pina.
Avremmo riso, ma noi bambine ci saremmo anche strizzate di paura per quelle sue macabre storie... tutte ambientate nel castello del paese.
Sì, … perchè le storie di Gioachi mettevano i brividi, facevano venire la pelle d'oca... storie di sepolte vive, storie di fantasmi, di apparizioni, di personaggi con occhi di fuoco e cinturoni in vita...
Tutti conoscevano il castello del borgo, ma lui diceva di conoscerne i misteri... perché lui… diceva... era di casa!
Raccontava che quando i sior facevano festa lo chiamavano per tenere allegra la compagnia, tanto più che sapeva strimpellare il mandolino e, sulle sue note cadenzate raccontava storie il cui significato a noi bambini sfuggiva... ma che ci facevano ridere a crepapelle.
Doveva essere qualcosa di diabolico perché le vecchie, quando iniziava le sue narrazioni, erano in grande affanno... si turavano le orecchie, si facevano il segno della croce... "andrai all'inferno Gioachi…" ma poi ridevano... ridevano... coprendosi il viso con le mani.
Anche zia Pina rideva... ma, quando Gioachi se ne andava, spargeva acqua benedetta sulla porta.
Una delle storie preferite era quella della VERGINE POVERELLA... dai lunghi... lunghi… capelli, lunghi fino a coprire...
... il cosidetto... e giù risate.
L'allusione questa volta la capivamo anche noi!...
La vergine era la figlia benedetta di una famigliola di campagna.
Bella, anzi bellissima... ma proprio la sua bellezza sarà la sua rovina.
Un giorno Leonardo, il figlio del conte, giovane scapestrato ,venne a sapere che una tale bellezza viveva poco distante dal castello, nella cascina del fattore (e lì Gioachi ogni sera ipotizzava un luogo vicino alla nostra cascina per farci sentire più a rischio di rapimento).
I suoi occhi di un bianco cangiante, con folte sopracciglia, roteavano qua e là, a controllare che tutte le porte della stalla fossero ben chiuse: che paura!
E… quando il silenzio era solo un battito di cuore... proseguiva nel racconto.
Un brutto giorno, il giovane senza timor di Dio, disse al suo servo di preparargli la carrozza. Prese con lui Beppe il tagliola, suo fedelissimo, pronto ad ogni nefandezza.
Si avvicinarono alla cascina della fanciulla a metà mattinata… quando tutti i familiari erano fuori: chi nelle stalle, chi in campagna…
La poverella (non si seppe mai il nome) a quell'ora era in casa sola: badava a rassettare le rastrelliere dei bachi da seta.
Ignara cantava la poverella, non sospettando la malvagità degli uomini... lei anima pura!
In men che non si dica lo sgherro aprì con una pedata la porta ed avvolse la fanciulla in un lenzuolo nero che le copriva anche il viso.



nell'immagine della home page, Jolanda Barbieri con il marito Carmine Nappi
 
 

Con l'aiuto dello scellerato venne adagiata sui sedili posteriori della carrozza… e di quella fanciulla non si seppe più nulla.
Ma Gioachi, che in quel castello era di casa, giurava che la poverella aveva fatto una brutta fine.
Nel castello c'era un pozzo e di notte si sentivano lamenti e voci umane uscire da quella apertura
Lui in persona le aveva sentite... e il suo volto si incupiva, i suoi occhi (non si sa come) si riempivano di lacrime.
Un sudore freddo copriva la fronte, le nonne si asciugavano gli occhi… e noi bambine ci stringevamo le une alle altre, tenendoci per mano…
Quel castello sorgeva al centro del paese proprio difronte alla chiesa principale.
In quei tempi lontani c'era la consuetudine, in certi periodi dell'anno (la quaresima, il mese della madonna) di andare in chiesa per il santo rosario.
Per noi bimbi era una festa perché dopo le preghiere potevamo stare a giocare in piazza fino a tarda sera… e si giocava... si giocava... ora a nascondino… ora a bandiera… ora a farci paura parlando dei fantasmi del castello e c'era sempre qualcuno che ad un certo punto gridava: "l'ho visto… era là… dietro la torretta…". E via di corsa a casa.
Quel castello era il nostro incubo, tanto più che le nonne non perdevano giorno per ricordare a noi bambine che non dovevamo mostrarci vanitose perché altrimenti avremmo fatto la fine della Poverella...
"Gli uomini -dicevano- sono cattivi per natura e voi dovete stare in guardia, abbassare gli occhi... nessun sorriso... e cambiare strada quando li incontrate".
Un giorno però ebbi una fortuna insperata.
La moglie di Gioachi faceva la lavandaia dei... sior... del castello e ogni sabato consegnava le ceste del bucato.
Vittoria era il suo nome ed era la vicina della nonna. Io la conoscevo bene.
Quel sabato, si era vicini alla Pasqua, le ceste erano tre, per cui mi chiese di accompagnarla.
Entrammo nel castello.
Il cuore a mille!
All'ingresso però fui stupita nel vedere con quanto calore ci accolse la cameriera... un sorriso a mezza luna!
Mi rincuorai.
Entrammo nel salone e lì due signore distinte stavano ricamando e ascoltavano una musica dolce... non l'avevo mai sentita quella musica...
Una si alzò per prendere le ceste... mi si avvicinò e mi diede un bacio sulla fronte. "Brava, hai aiutato la Vittoria... che bella bambina... come ti chiami?"
"Jolanda" risposi con voce tremante.
Poi mi prese per mano e mi portò accanto ad un tavolino minuscolo su cui erano appoggiati vassoietti di cristallo contenenti caramelle e confettini.
Ne presi uno di un colore rosa con il rosolio e con un sapore... un sapore che ancora oggi inseguo.
Le osservai le mani che mi porgevano il vassoietto: così bianche, belle, curate come mai ne avevo viste... erano punteggiate da macchioline scure.
Ed io pensai che i ricchi dovessero avere le mani decorate.
Del pozzo, dei fantasmi, dell'uomo con occhi di fuoco e cinturone in vita... nemmeno l'ombra...

Botticino, 23 aprile 2020 - Jolanda Barbieri
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