doppia Ypsilon - castelli-fantasmi-leggende

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"Eureka" Doppia Ypsilon
Un anno qualsiasi di fine secolo XX. Una notte di nebbia in un qualsiasi paese del Delta del Po. Un commissario sta per concludere l’indagine su un caso di omicidio apparentemente già risolto. Risolto perché l’assassino è reo confesso: un anziano uomo violento ed arrogante, innamoratissimo della sua giovane amante venuta da un paese dell’Est Europa che, però, per gelosia, ha ucciso in maniera efferata. Dopo, ne ha ricomposto il corpo, ha eliminato ogni segno della propria violenza e si è costituito.

I compaesani – tutti – conoscendo il carattere e i comportamenti dell’uomo, trovano addirittura prevedibile la storia e il suo esito e solidarizzano con la moglie e la figlia di quest’ultimo entrambe più volte trattate con violenza e la seconda, forse, abusata.

Tutto concluso, tutto inevitabile ma, per il “Commissario” ciò che è elemento accusatorio può essere rovesciato.
La soluzione non nasce da un grande mestiere né da una semplice intuizione: come succede per ogni idea creativa essa nasce da un corto circuito tra elementi distanti o dissonanti tra loro, corto circuito mosso dalla magia del pensiero che si pone alla base di ogni processo creativo grazie a competenze divergenti. Divergenti sia nel senso che divergono dal pensiero comune, dai clichè - compresi quelli sociali - sia dai processi cognitivi più strettamente dichiarativi.

Le ultime due affermazioni sono testimoniate da una parte dalle svariate immagini, dall’altra dal lessico usati per illustrare o definire un atto creativo: un brivido, una secchiata d’acqua gelida o, al contrario un flusso caldo, una folgore, un salto, uno scarto, una tempesta, un fiume che rompe gli argini o una cascata, tutto all’insegna dell’esplosione.
Quest’ultima immagine consente il passaggio verso i caratteri del lessico: la creazione oltre che esplosiva – ovviamente-  è leggera, travolgente, fervida, germinante, spesso, controcorrente, folgorante, sempre effervescente…

Questa illustrazione, tuttavia, si attaglia maggiormente al “momento”, all’ “atto creativo” nell’istante della sua apparizione che gli dà il tratto di “improvvisazione, di “subitaneità”.

Ma nulla nasce nel vuoto e nel vuoto continua il suo percorso. Infatti, come succede che un’invenzione possa nascere da una divergenza magari incoraggiata da capacità associative di notevole ampiezza, è altrettanto necessario che colui/colei che le possiede sia capace di un continuo cambio di punti di vista, di centrare e ricentrare gli elementi a disposizione fino ad una conseguente ristrutturazione produttiva che porta a compimento l’intero processo.

Nel lavoro oggetto di questo sito, si scorgono molteplici elementi del processo illustrato culminanti nella lucidità del percorso espositivo proposto. Ma il lavoro stesso si differenzia per la dissociazione da un ulteriore luogo comune che vuole la creatività appartenente al mondo della confusione e della trasgressione e “il creativo” come un improvvisatore “un genio” caratterizzato dalla sregolatezza. Il processo creativo, invece, richiede precisione, metodo, disciplina capaci di “addomesticare” l’audacia dello scarto bizzarro.

Possiamo, quindi, misurarci con l’idea di essere di fronte ad un percorso creativo perché, indubbiamente, l’autore ha sperimentato molte misure tipiche di esso: ha combinato, manipolato, scoperto.
Fino a trovare quello che cercava.

aprile 2021, Doppia  Ypsilon
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